Noguchi – Chuang-Tzu #4

Testo di  Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (IV). Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda.

Quando Kung Wen Hsien vide il Comandante dell’Esercito, disse sorpreso: “Mi chiedevo chi fosse, e sei tu. Quell’unico piede – è il lavoro dell’uomo o del Cielo?”
Il Comandante rispose: “Del Cielo, e non dell’uomo. Sostanzialmente, la forma di un uomo è determinata. Da questo, so che anche essere con una gamba sola è lavoro del cielo e non dell’uomo.”
Le parole del Comandante proseguirono con: “Un fagiano che vive in una palude cammina dieci passi per un becco pieno di cibo e cento passi per un sorso d’acqua, ma non vuole esser tenuto in una gabbia. Anche se lì un uccello può essere pieno di vitalità, non può godersi la sua vita.”
Chuang-Tzu ha rotto le varie gabbie che circondano le vite delle persone: l’attaccamento che viene dall’essere governati dalle cose che vi circondano, dal senso dei valori che va contro la vita, dalle filosofie parziali che ostacolano lo sviluppo della vita. Egli ci richiede di uscire da queste prigioni e trasmette lo spirito di prete Buddista di rinunciare al mondo liberandosi da tutti gli attaccamenti.
Ancora, Yun-men si domandava perché un prete dovesse mettersi la tonaca al suono della campana, quando il mondo, così pieno di splendori, è molto ampio; e c’è stato il pensatore Europeo che buttò via tutti i suoi libri ed averi.
“Le persone comuni respirano dalle loro gole. Coloro che sono schiavi del mondo strozzano le loro parole come se stessero vomitando… La vita umana – è nella sua essenza così torbida? Sono solo io che la vedo come torbida? E c’è qualcuno che non la vede come torbida?”
Non è perché le persone non comprendono il piacere che un fagiano ha dal camminare dieci passi per un becco pieno di cibo e cento passi per un sorso d’acqua? È perché i figli degli uomini non godono della sorte di non avere un luogo dove posare le loro teste?
Poiché la conoscenza passata è legata persino ad una singola azione come alzare una mano o dare un calcio con un piede, l’attività umana manca di vivacità. Poiché con ogni respiro inspirato ed espirato le persone vomitano gioia o rabbia o amore o odio, la vita umana manca di trasparenza.
Quando, non appena qualcuno spiega le proprie ali, se le ferisce, è perché è in una gabbia. Spiegare le proprie ali è la richiesta della vita. Fino a quando rimangono rattrappiti, senza spiegare le loro ali, gli esseri umani non diventano forti. Respirate ampiamente ed uscite dalla gabbia che vi impedisce di fare così. Liberatevi dal peso del dovere e agite vivacemente. Ecco cos’è nutrire la vita. Chuang-Tzu non ha mai smesso di sperare che gli esseri umani vivessero attivamente senza essere ostacolati da nulla.
“La vita sorge dalla morte e la morte dalla vita. Quello che nasce muore, quello che cessa di esistere torna in vita.” Per quanto riguarda il pensiero di Chuang-Tzu sul problema di cosa succede dopo la morte, egli non credeva né nell’immortalità dell’anima, né nella vita eterna. “A un certo momento, potrei diventare un gallo…o un proiettile…o un insetto.” Nell’unico mondo reale non c’è altro che la continuazione dell’incessante cambiamento come varie forme di vita si disperdono e riuniscono.
L’ultima frase del capitolo “Lo Spirito di Nutrire la Vita” dice: “Anche se c’è una fine alle dita che mettono benzina sul fuoco, il fuoco dura e non ne conosciamo la fine.” Queste parole dovrebbero essere intese alla luce di quanto è appena stato detto. Chuang-Tzu sottolinea la continuità e il flusso della vita, concepita come fuoco, non considerando neanche per un istante l’idea di un’opposizione fra mente e corpo.
È un fatto particolarmente interessante che questo capitolo finisca affrontando la questione della morte.

(continua…)