itsuo tsuda katsugen undo

Dal Filosofo del Ki #2

Seguito e conclusione del reportage pubblicato sulla rivista « Question de » nel 1975, realizzata da Claudine Brelet (antropologa, esperta internazionale e donna di lettere francese) a Itsuo Tsuda.Itsuo tsuda Katsugen undo

Partita #2
Si possono « fondere » respirazione e visualizzazione?
– Effettivamente, la visualizzazione costituisce uno degli aspetti del Ki. La visualizzazione gioca un ruolo fondamentale, primordiale nell’Aikido. È un atto mentale che produce effetti fisici. La visualizzazione fa parte dell’aspetto « attenzione » del Ki. Quando l’attenzione è localizzata, ferma al polso, per esempio, la respirazione diventa superficiale, perturbata…si dimentica tutto il resto del corpo.

Il Maestro Ueshiba ripeteva sempre: “Maru, sankaku, shíkaku” cioè: « Cerchio, triangolo, quadrato.. ». Se tutta l’attenzione è ferma al polso che sta per essere afferrato dall’avversario, a meno che non sia debole, occorre mobilitare tutte le forze muscolari per liberarsi. Se, al contrario, si visualizza un grande cerchio, come un arcobaleno che passa al di sopra della propria testa, espirando dalla punta delle dita per disegnare il cerchio visualizzato e che, quando la mano passa verticalmente allo zenith, si sposta il piede dello stesso lato all’indietro continuando a descrivere questo cerchio, l’avversario cade all’indietro lasciando il polso. « Questa visualizzazione passa attraverso a respirazione addominale. Quando ho iniziato ad imparare la recitazione del Nō, mi esercitavo a far semplicemente vibrare le mie corde vocali. Il Maestro Hosada mi fece toccare un asse molto sottile che si trovava al centro di un tavolo di legno, molto robusto del resto. Quando si mise a recitare un brano, sentii questa tavola vibrare sotto le mie dita. Poi fu il mio turno. Per quanto gridassi, nessuna vibrazione. Il Maestro mi disse allora: «Non è questione di corde vocali nel Nō, ma di hara, di ventre. La respirazione addominale, è ciò che in giapponese chiamiamo kokyu. Nell’apprendimento delle arti giapponesi, è sempre una questione di kokyu. Avere il kokyu è anche avere l’abilità manuale, il “truc” (espressione francese che vuol dire “la capacità”, “il talento” o “il sapere come si fa qualcosa”).
« Ko è espirazione. Kyu è inspirazione ». La combinazione dei due fa la respirazione. La nozione di Kokyu è particolarmente difficile da presentare in una forma didattica semplice. I due mezzi a cui ho fatto ricorso sono, da una parte, pubblicare dei testi dando accesso a questa nozione per la via intellettuale e, dall’altra, permettere alle persone, attraverso la pratica, di provare e di sentire direttamente… Io ci ho messo probabilmente più di dieci anni per recitare dal ventre il Nō. La respirazione, il Kokyu, è il segreto ultimo dell’apprendimento. Per accedervi occorrono lunghi anni di impegno continuo. In Giappone, si dice che un maestro di Arti marziali a cui i cani abbaiano non è un buon maestro. Il trucco, l’astuzia non è un pezzo di zucchero infilato nella bocca del cane, è il Kokyu, la respirazione.
« Nel movimento rigeneratore, noi facciamo il contrario della tradizione: noi cominciamo dal segreto supremo, senza preamboli. Lavoro unicamente con coloro che accettano di considerare l’essere umano nel suo insieme…

L’essere umano è di volta in volta mentale e fisico, pensiero e azione, individuo e ambiente ?
Esattamente. A differenza dei filosofi occidentali il cui dominio è unicamente verbale, completamente separato dall’azione e dalla pratica, il movimento rigeneratore include insieme la comprensione e la pratica. È molto difficile descrivere il movimento rigeneratore nel quadro delle concezioni occidentali come: ginnastica, rilassamento, liberazione dalle inibizioni, dinamica di gruppo ecc. Il movimento si pratica e si deve praticare senza alcuno scopo preciso, affinchè l’evoluzione non ricchi di essere deviata intenzionalmente. Il movimento contribuisce ad una evoluzione fisica e mentale: l’ottica si allarga. Così, per esempio, se c’è un effetto di ringiovanimento, è semplicemente perché si era invecchiati troppo velocemente. Si tratta di una normalizzazione del terreno. La normalizzazione del terreno non deve essere ricercata come un punto fisso, definito in anticipo. È un atto che dovrebbe essere praticato in un non-scopo. È la filosofia del non-fare… da non confondere col « fare niente »! Non esiste un modello perfetto di terreno normale, perché ciascuno è differente. Del resto, ogni definizione è contraria alla vita. La normalizzazione deve venire da sola, senza sforzo. Si deve rivelare nel « sentire ». Si può dare una piccola idea della normalizzazione che si produce: la flessibilità fisica diventa più grande, ci si libera della fatica rapidamente, si passa più velocemente dalla concentrazione al rilassamento – e viceversa. Lo scarto tra pensiero e azione diminuisce…

Ma cos’è il terreno dal punto di vista del Ki?
Il Ki è l’amore, è la vita. Appartiene alla saggezza del corpo. L’Europa ha completamente perso di vista questa saggezza ed questo corpo nel corso della sua evoluzione. Il Ki è questa unità invisibile che lavora nel corso della vita dell’individuo assorbendo ciò che gli è necessario e viceversa, secondo il mutare dei suoi bisogni. Ma a questo bisogna aggiungere che il Ki precede ogni fenomeno vitale e che il Ki è contagioso. Non si sa perchè, quando ci si trova in presenza di certe persone, ci si sente improvvisamente dinamici, contenti, « euforizzati »: lo stato del loro Ki si trasmette. Il Ki è molto forte, intenso quando si è giovani. Poi, s’indebolisce con l’età. Non c’è più quando si è morti. Bisogna ricordare che la parola « spirito » ai giorni nostri significa un certo virtuosismo verbale, ma che questa parola viene dal latino spiritus, soffio, respirazione… Certamente c’è stato un tempo in cui gli antichi avi europei si servivano di questa parola, come della parola anima, dal latino anima, ciò che anima, come un qualcosa che va da sè, senza rompersi la testa… Quando il Ki sparisce, si è inanimati, si è morti.

Come e dove si svolge il « movimento rigeneratore » ?
Nel dojo. Il dojo è un posto dove l’ambiente è particolarmente intenso. Vi regna uno spirito di pace, di comunione e di gioia. Il Ki, effettivamente, qui è particolarmente intenso. » Il Seitai fondato dal Maestro Noguchi, significa letteralmente: « coordinazione fisica « . Non si tratta in realtà di uno stato di buona salute, ma di una sensibilizzazione che peremette all’uomo di reagire a tutte le anomalie, dunque di eliminare le possibilità di malessere, di malattia. E questo attraverso la respirazione, il soffio: il Ki. In breve, il movimento rigeneratore è la via che prepara ad un corpo ben Seitaizzato. La ginnastica fa appello al sistema motore piramidale che comanda i gesti volontari. Il movimento rigeneratore è un metodo di allenamento del sistema motorio extrapiramidale che comanda i gesti involontari: singhiozzo, brividi, sbadigli, ecc. Il movimento rigeneratore non richiede nessuna conoscenza tecnica o accademica. È molto semplice e per questo è sconcertante! «Il movimento rigeneratore è basato sulla spontaneità. Spontaneità non significa poter fare qualunque cosa, assestare un pugno o uno schiaffo al proprio partner.
No! Se un movimento è spontaneo, è che si è sbarazzato poco a poco degli elementi inutili per la vita. È diventato così semplice, che coincide con il movimento che si fa nella vita di tutti i giorni, senza tensioni, senza fatica. Il movimento rigeneratore è, in questo senso, una sorta di depurazione e non l’acquisizione di una nuova abitudine.

Che cosa si intende per corpo ben seitaizzato ?
L’energia, o il Ki, agendo sull’individuo, si trova polarizzato secondo le caratteristiche che gli sono proprie. Chi pratica il movimento rigeneratore può attraversare diverse fasi prima di trovare la normalizzazione del terreno: rilassamento del corpo, ipersensibilizzazione, poi eliminazione e infine, lavoro in profondità. L’energia, il Ki, agendo su ogni individuo e trovandosi polarizzato secondo le caratteristiche di ognuno, fa che ognuno sente e agisce in modo diverso. Il movimento che scatta spontaneamente dipende da elementi propri di ognuno e non da una nozione generalizzata a tutti. Secondo l’ipotesi Seitai, è il disequilibrio del corpo che impedisce una circolazione normale del Ki, una buona evacuazione delle anomalie. Rabbrividire, sbadigliare o ruttare sono delle funzioni, dei gesti normali del corpo che cerca istintivamente a ristabilire il suo equilibrio. Un corpo ben seitaizzato, normalizzato avrà il riflesso di vomitare un cibo avvelenato che il palato goloso avrà accettato.
Se si ritorna come dei bambini piccoli, allora si diventa Respirazione. Se, con gli occhi chiusi, si respira mentalmente con le mani, i pensieri e le riflessioni varie diminuiscono, spariscono man mano che la concentrazione si intensifica. Le mani possono ingrandirsi… fino a raggiungere la grandezza dell’universo. E possono sparire lasciando posto unicamente alla respirazione. Si pratica senza scopo. Il cuore di cielo puro è tutto ciò che ci serve…

Qual’è il ruolo di Itsuo Tsuda durante una seduta di movimento rigeneratore ?
In materia di movimento rigeneratore, non ci sono maestri. Non sono un maestro. Al contrario, ciascuno è maestro di se stesso. Ognuno deve scoprire il proprio movimento. Non c’è scoperta né trasmissione come nel caso di un insegnamento esoterico. Sono incapace di dare un modello, di imitare i movimenti che ciascuno fa per una ragione semplice: il desiderio del corpo è differente in ognuno. Prendo la direzione dell’organizzazione, perchè ho un respiro più lungo e più intenso degli altri. Sono un catalizzatore, semplicemente. La qualità richiesta ad un catalizzatore, è che la sua presenza silenziosa sia ricercata. Un catalizzatore è un pò come quelle piccole braci che finiscono per trasmettere il loro fuoco ai carboni non accesi…
Il mio prossimo obbiettivo è di formare dei catalizzatori occidentali. Se non ci riuscirò negli anni a venire, il mio lavoro sarà un fallimento.

Reportage e intervista raccolti da Claudine Brelet