bruno vienne

Verso il movimento del Non-Fare

Bruno Vienne è regista, realizzatore di documentari sugli animali e sull’avventura umana, membro della bruno_viennespedizione Tara Arctic al Polo Nord, ed ex allievo di Itsuo Tsuda.

Dopo 30 anni di pratica, sente che è il momento di condividere ciò che ha capito e sentito nell’approccio al Movimento Rigeneratore e alla pratica respiratoria del Maestro Ueshiba (fondatore dell’Aikido). Ci invita a un’immersione nel nostro infinito potenziale interiore.

« Saremo in grado di passare la china per una nuova umanità?

È tutto lì, è la sfida dei prossimi anni…

Gli allarmi rossi lampeggianti sono accesi già da molto tempo per quanto riguarda il modo in cui utilizziamo l’energia e l’acqua sulla Terra.

Cosa fare? Ce lo chiediamo? Che fare perché cambi qualcosa? Ci sentiamo persi, ma è proprio a causa di questo sentimento di incertezza, di dubbio, di rimessa in discussione che qualcosa sta cambiando…

Abbiamo perso le nostre convinzioni religiose e la nostra arroganza nell’onnipotenza della scienza. Sono proprio queste perdite che favoriscono la nostra salvezza. Forse, finalmente ci volgeremo verso l’essenziale: vale a dire verso il nostro potenziale interiore, approfondendo la nostra respirazione.

I veri maestri spirituali ci rimandano tutti al cuore dell’essere.

Ho avuto la possibilità di incontrare Itsuo Tsuda, un maestro giapponese, che ha trasmesso il Movimento Rigeneratore e l’Aikido in Europa, soprattutto in Francia e in Svizzera, dove all’origine sono nati i primi due dojo. Ho trascorso alcuni anni in sua compagnia. Insisteva sul “lasciare la presa” e la riattivazione del nostro movimento spontaneo. Instancabilmente, ha iniziato il nostro cervello di occidentali a cose di una semplicità sconcertante. Diceva spesso che le nostre teste erano come pattumiere così ingombre da traboccare e ci invitava a svuotare il nostro cervello surriscaldato.

Ci ha incoraggiato ad approfondire il nostro respiro e vivere pienamente il momento presente.

Il Maestro Itsuo Tsuda è morto nel 1984, lasciando dietro di sé nove libri e degli allievi europei che stanno cercando di trasmettere, ciascuno a suo modo, ciò che ci ha offerto.

Il suo insegnamento si può riassumere in un unico concetto: la scienza del particolare (titolo del suo terzo libro). La scienza del particolare è la base del Movimento Rigeneratore: infatti, ciascuno di noi ha la capacità di equilibrare il corpo naturalmente, dando fiducia al sistema motore extrapiramidale. È quella parte di noi stessi situata nel cervello che regola spontaneamente i nostri squilibri. Ad esempio, sbadigli, febbre, starnuti, vomito, agitazione durante il sonno sono modi che il nostro corpo mette in atto per riadattarsi di fronte a un malfunzionamento. Questo è ciò che il nostro inconscio compie come attività involontaria per far funzionare il nostro organismo.

Il battito del nostro cuore, la respirazione, la digestione non dipendono dalla nostra volontà: qualcosa funziona naturalmente per far vivere questi organi, ed è questo qualcosa che risvegliamo attraverso il Movimento Rigeneratore e che lavora spontaneamente per normalizzare il terreno.

Ho avuto il privilegio di praticare per anni il Movimento Rigeneratore e non ho trovato niente di meglio per ritrovare la mia autonomia e la mia indipendenza per quanto riguarda la salute.

Una dottoressa diceva: « Quando andate da un medico, andate a comprare la vostra malattia! « .

Il Movimento Rigeneratore non si pratica con fini terapeutici, perché anche se certamente ci sono degli effetti terapeutici, sarebbe come usare una piccola goccia dell’oceano.

Preso dal mio lavoro di realizzatore di film sugli animali ai quattro angoli del pianeta, non ho mai potuto veramente continuare a trasmettere quello che avevo ricevuto dal mio maestro, ora con l’esperienza di viaggiatore del mondo, sento che è il momento buono per ritrovare la nostra ecologia interiore.

Ho praticato il Movimento Rigeneratore con gli Indiani amazzonici e i Dayak del Borneo, che hanno sentito e fatto scattare da subito il Movimento Rigeneratore. Tra gli occidentali ci vuole un po’ più di tempo, certamente a causa del timore di “lasciare la presa” e della nostra tendenza cerebrale. Questo non è un giudizio di valore, perché la nostra facoltà mentale non è da rinnegare, ha solo bisogno di equilibrarsi con la nostra capacità naturale di rigenerarsi.

Naturalmente, mi sento portato a condividere quello che ho compreso, o meglio sentito attraverso la pratica del Movimento Rigeneratore. Questo è per me uno dei passi fondamentali che l’uomo dovrà compiere per ritrovare la sua indipendenza e sovranità di fronte alle nuove sfide di una civiltà in sospeso.

Lungi dall’essere un maestro, vi invito semplicemente a venire a provare voi stessi e a praticare il Movimento Rigeneratore in un luogo adatto a farlo scattare. »