Noguchi – Chuang-Tzu #5

Testo di  Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (V). Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda. Per leggere l’iniziohttp://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/noguchi-tchouang-tseu-1/

Fintanto che gli esseri umani vivono, a un certo punto moriranno. Questa affermazione è stata verificata per migliaia di anni, e quindi non è un malinteso. Le persone generalmente non accettano l’inconfutabile fatto che gli uomini muoiono, e mentre si avvicinano alla morte e sentono la morte nei loro cuori, si preoccupano e agiscono con impazienza, poiché non vogliono morire. Ma gli esseri umani sono creature che muoiono. Bach compose le Variazioni Goldberg per il sonno profondo di qualcuno, e questo pezzo dice continuamente che gli uomini sono mortali. La reiterazione è interessante perché è proprio come Bach stesso, che respirava tranquillamente e aveva uno stato di calma mentale.

Bach non dice che la morte è piacevole, o bella, o triste, o dolce; né dice che è il passaggio a una nuova vita o all’eternità. Egli semplicemente afferma il duro fatto che gli esseri viventi muoiono. Il fatto che le persone muoiono è una cosa molto strana, ma è certo; e chiunque viva – non solo gli insonni – dovrebbe ascoltare quello che Bach ha reiterato di continuo. Solo le persone che conoscono la morte possono vivere la vita veramente. Rousseau disse che, per quanto a lungo vivano, le persone non vogliono morire perché vivono solo per il domani, e li derideva. Aveva ragione. Solo coloro che vivono in modo vitale hanno una morte calma. Il fatto che il pensiero di Chuang-Tzu sia giunto a questo punto mostrava che aveva un atteggiamento serio verso la vita. In quest’uomo che aveva osservato la morte e scritto: “Anche se c’è una fine al fatto che le dita mettono carburante sul fuoco, il fuoco dura e non ne conosciamo la fine” – in quest’uomo percepiamo la qualità di qualcuno che ha nutrito la vita.
Egli parla spesso del vero uomo: “Il vero uomo di un tempo non lottava contro la povertà. Se faceva bene, non ne era orgoglioso. Non pianificava in anticipo. Un uomo di questo tipo non aveva rimpianti anche se faceva un errore. Non era orgoglioso anche se riusciva in qualcosa. Scalava montagne senza paura, entrava nell’acqua senza bagnarsi, ed entrava nel fuoco senza sentire il calore. Ecco che cos’è la vita quando qualcuno è riuscito ad entrare nella strada della saggezza”. Egli ha anche scritto: “Il vero uomo di un tempo dormiva senza sognare, non aveva ansie da sveglio, era indifferente alle delizie del cibo, e il suo respiro era lento e profondo. Il respiro dell’uomo vero viene dai suoi talloni, mentre la gente comune respira dalla gola. Coloro che sono schiavi del mondo si strozzano con le loro parole come se stessero vomitando. In una persona i cui desideri sono profondi, il lavoro del cielo è futile.
“Il vero uomo di un tempo non sapeva né amare la vita né odiare la morte. Non sentiva alcuna gioia nel suo venire al mondo, non resisteva alla sua morte. Moriva compostamente e nasceva compostamente… Essendo così, la sua mente aveva dimenticato di pensare, il suo atteggiamento era tranquillo, la sua fronte era serena, aveva il fresco dell’autunno e il tepore della primavera, la sua gioia e rabbia si seguivano l’un l’altra naturalmente come le quattro stagioni. Si teneva in armonia con le cose, e non conosceva una fine.”
Chuang-Tzu sapeva cosa era una persona sana. Cercò sempre di vivere come una persona sana. Ecco perché, se si tagliasse via un pezzo di questo capitolo “Lo spirito di Nutrire la Vita”, con i suoi cinquecentocinquanta caratteri, un sangue rosso ne colerebbe.
Se quanto è stato detto qui può assestare un colpo che risveglia contro i vari metodi di igiene moderna e le varie regole di salute che sono state formulate da parte di coloro che conoscono solo i malati, per il bene dei malati e di quanti sono sulla strada di diventarlo, e per il loro bene soltanto, questo mi renderà felice.

(fine)