Creare le condizioni

Scrivevo recentemente in un articolo per la rivista Dragon Hors-série Aikido che “il Dojo stesso è un luogo fuori dal tempo sociale, fuori dall’epoca, indifferente alla localizzazione geografica”. Oggi, con tutti i dojo della nostra scuola chiusi, come quelli di buona parte del mondo, ci ritroviamo senza questi spazi.

Possiamo praticare a casa ma non è sempre facile perché veniamo raggiunti da ogni cosa quando proviamo a praticare a casa: il tempo sociale, l’epoca, il nostro luogo geografico. Ci ritroviamo circondati dai nostri mobili, con il telefono di fianco, vicino ai bambini o al cane, nello spazio ridotto di un appartamento di città o in una vasta distesa in campagna. Ci sentiamo troppo stretti o invece perduti in troppo spazio vuoto. Tutto ci ricorda il nostro quotidiano, e può diventare molto difficile fare astrazione da questo contesto che ci circonda. È proprio per questo che l’esistenza dei Dojo è così importante soprattutto nei nostri primi anni di pratica.

A volte i praticanti hanno sistemato a casa loro uno spazio per praticare. Mettere una calligrafia, qualche tatami, può aiutarci a entrare nell’atmosfera, a staccare dal nostro ambiente quotidiano. Per alcuni sarà solo un tappeto, per altri uno o due tatami in soggiorno, sgombrati per l’occasione dai giochi sparpagliati dei bambini. Altri ancora sistemeranno un solaio o un angolo in camera. La sola cosa che importa, non è il rispetto di un’idea o un’imitazione di “mini dojo”, ma la possibilità per noi di manifestare uno spazio e un tempo per la nostra pratica.

Abitualmente questo serve ai praticanti quando non possono andare al dojo per diverse ragioni. Vi praticano il movimento individuale (Katsugen Undo), la pratica respiratoria dell’Aikido o qualche kata di armi. Tutto dipende dalle persone, dai bisogni e dai momenti.
Beninteso, con il tempo, è possibile fare astrazione dal contesto qualsiasi esso sia. Se la nostra capacità di concentrazione lo permette è possibile praticare in mezzo al rumore, vicino a un bambino che gioca con i Lego, o altro. La storia umana è ricca di esempi di persone che hanno attraversato delle grandi prove pur mantenendo la loro arte, le loro pratiche. La calligrafa Li Guoxiang, per esempio, praticò per dieci anni la calligrafia tracciando con l’acqua sulle pietre perché non le era accessibile nient’altro per praticare la propria arte(1. Anche il Maestro Gu Meisheng racconta di aver scoperto la libertà interiore senza limiti nelle prigioni cinesi durante la rivoluzione culturale.
Eppure credo abbiano apprezzato di avere dell’inchiostro, un pennello e la libertà quando ciò fu possibile!

Fatte le debite proporzioni, ritroveremo con piacere la calma e l’ambiente concentrato dei dojo appena possibile. In questo periodo di confinamento in cui diventa più critico per tutti mantenere una pratica quotidiana, o almeno regolare, se ne avete bisogno non esitate a sgombrare uno spazio anche minimo, per ricentrarvi, per prendervi questo tempo di pratica.
Sulla pagina facebook della Scuola Itsuo Tsuda, diversi membri hanno condiviso il loro spazio di pratica, eccone degli esempi ⇓⇓⇓

Per alimentare il nostro percorso, creiamo anche un canale di podcast audio in cui condivideremo delle letture ad alta voce di capitoli tratti dai libri di Itsuo Tsuda. Questo potrà accompagnarvi in macchina, in metropolitana, cucinando o facendo le pulizie… Un altro modo di scoprire, riscoprire queste opere.

Manon Soavi

I praticanti condividono il loro home-dojo

Manon Soavi

1) Fabienne Verdier Passeggera del silenzio Edizioni Ponte Alle Grazie, 2004