Misticismo o Mistificazione

Di Régis Soavi

La mistificazione è il risultato ottenuto da chi utilizza il mistero per ingannare gli altri.
La mistica o misticismo è ciò che riguarda i misteri, le cose nascoste o segrete. Il termine rientra principalmente nell’ambito spirituale, ed è usato per qualificare o designare esperienze interiori di contatto o comunicazione con una realtà trascendente non discernibile dal senso comune.

O Sensei un mistico!

Nessuno può negare che O sensei fosse un mistico, ma fu per questo un mistificatore? La sua vita, la sua fama già da vivo, i suoi combattimenti divenuti storici – in particolare contro un Sumotori, o maestri di arti marziali – il suo insegnamento, le testimonianze dei suoi allievi, tutto questo tende a dimostrare il contrario. Molti Uchi-Deshi hanno raccontato come O sensei riuscisse a intrufolarsi tra la folla delle stazioni giapponesi sovraffollate, come ad esempio a Tokyo durante l’ora di punta. Qual era il suo segreto nonostante la sua età avanzata? La pratica di un’arte come la nostra non porta solo potenza e resistenza, queste si ottengono dopo qualche anno di impegno, e direi anche che durano solo un certo tempo, perché con l’età diventa difficile fare affidamento solo su di esse. C’è, tuttavia, un ambito che mi sembra importante da comprendere e sperimentare, è il lavoro tramite ciò che viene vissuto e sentito direttamente, e questo fin dall’inizio. Lo spazio, il Ma, deve diventare qualcosa di tangibile, perché è una realtà che non è teorica, tecnica o mentale. È piuttosto come una sfera di protezione adattabile a tutte le circostanze, lungi dall’essere un mantello dell’invisibilità o una corazza indistruttibile, si muove insieme a noi, è allo stesso tempo fluida e molto resistente, si contrae, si espande o si ritrae secondo necessità e indipendentemente dalla nostra capacità cosciente o volontaria. Non è una sicurezza infallibile, ma in molti casi può salvarci la vita o almeno evitare il peggio. Troppo spesso è stata trasformata in un valore mistico, mentre è solo il risultato di un lavoro appassionato e appassionante. È una realtà a cui non si deve mai rinunciare, fin dall’inizio, anche se può sembrare irraggiungibile. Se c’è un orientamento essenziale che l’Aikido ci insegna, è quello di non opporsi frontalmente, di evitare il confronto diretto quando possibile e di usarlo solo in ultima istanza.

Mysticisme ou mystification
Il lavoro che deve essere fatto, sta a ciascuno di noi compierlo, fisico o filosofico che sia.

Yin e Yang una truffa?

Il Tao non è solo una comprensione orientale del mondo, ma piuttosto un’intelligenza intuitiva ancestrale. È intimamente conosciuto da molti popoli, e artisti, poeti, pittori o altri hanno talvolta saputo comunicarci a modo loro l’essenza delle forze che lo animano. Il pittore Kandinskij, pur essendo un artista moderno ed europeo, ha saputo trovare le parole che, anche se riferite ad un’opera d’arte, ci parlano come praticanti e ci permettono una visualizzazione dello Yin e dello Yang: « Ogni forma ha un contenuto interiore. La forma è quindi l’esteriorizzazione del contenuto interiore. […] È chiaro che l’armonia delle forme è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima » (Kandinskij Lo spirituale nell’arte (1954), p. 49, SE editore 2005)
È attraverso la comprensione dello Yin e dello Yang che si possono vedere più chiaramente certi meccanismi del corpo e del suo movimento, per dirla semplicemente, capire come funziona. Ecco un approccio che dovrebbe chiarire il mio punto di vista: l’involucro esterno del nostro corpo nel suo insieme è Yang e quindi l’interno è Yin, anch’esso nel suo insieme. L’aspetto corporeo, il lato luminoso delle persone, il loro aspetto sociale così come il modo in cui si presentano, la comunicazione, il rapporto con gli altri, tutto questo, se non ci sono deformazioni, è piuttosto di tendenza Yang. L’interno, inteso non solo dal punto di vista organico ma anche psichico ed energetico, è Yin. Evidentemente non c’è una reale separazione tra l’uno e l’altro ma l’aspetto della complementarietà porta a osservare che è lo Yin che alimenta lo Yang, così come è l’inspirazione che permette l’espirazione e quindi l’azione. Lo Yin sostiene lo Yang, gli conferisce pienezza, la forza del corpo deriva dalla forza dello Yin e si manifesta attraverso lo Yang. Tutta la forza dello Yin ha bisogno di un involucro, per quanto malleabile possa essere dall’interno, questo deve anche avere la possibilità di indurirsi per contenere questa forza e allo stesso tempo prepararla a reagire, ad agire. Se la potenza dello Yin non è contenuta, se non ha la possibilità di centrarsi – perché allora sarebbe senza limiti e quindi senza punti di riferimento – rischia di disperdersi senza dare alcun frutto. Se lo Yang è sottoalimentato a causa della povertà dello Yin che fatica a rigenerarsi, o di una separazione tra Yin e Yang causata dall’indurimento interno della « parete » che al contempo li separa e li unisce, allora l’azione diventa impossibile. Come sempre è l’equilibrio tra i due che ne fa una forza unica, il disequilibrio a favore dell’uno o dell’altro crea le condizioni per un disequilibrio generale, all’origine di molteplici patologie più o meno gravi, e dell’incapacità di dare risposte corrette e rapide a tutti i problemi fisici, psichici o semplicemente energetici e quindi funzionali.

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« Ogni forma ha un contenuto interiore. La forma è quindi l’esteriorizzazione del contenuto interiore ». Kandinsky

Una mente sana in un corpo sano

Un organismo che reagisce in ogni circostanza, con flessibilità ed efficienza, di fronte ad un’aggressione umana come pure una microbica, è un ideale a cui si può aderire, o comunque qualcosa che merita di essere perseguito. L’Aikido nella nostra Scuola, per la qualità della preparazione all’inizio della seduta, basata sulla respirazione, così come per il modo in cui si svolgono le cose durante una seduta, permette di risvegliare il corpo nel suo insieme. Già il semplice fatto di respirare più profondamente, di concentrare il respiro nel basso ventre, e di lasciare che questa facoltà naturale si sviluppi al proprio ritmo, permette, tra l’altro, un aumento dell’ossigenazione del cervello e quindi un miglioramento del funzionamento delle cellule, come pure una migliore comunicazione tra di esse. Da qui a dire che diventiamo più intelligenti c’è un limite che non voglio oltrepassare, perché l’intelligenza dipende da molteplici fattori ed è difficilmente quantificabile, anche con i metodi scientifici attuali. Preferirei classificare l’intelligenza come una qualità del cervello umano il cui uso a volte è sorprendente. Ma se semplicemente ci si accorge che ci si muove meglio, si ragiona meglio e più velocemente, che diventa più difficile venire imbrogliati o che qualcuno si approfitti di noi con proposte allettanti, o argomentazioni basate su ragionamenti fallaci per mancanza di riflessione, è già un grande passo. Può anche essere in parte un’uscita, anche relativa, dal mondo della stupidità e della falsità che governa il nostro pianeta.

Scoprire da sé; esperienza piuttosto che credenza

Quando si tratta di forza, tendiamo a vedere la cosa e a parlarne in termini di quantità, piuttosto che di qualità. Da appassionati di arti marziali, ricordo che proprio all’inizio dell’entusiasmo che ha attraversato la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, consultavamo avidamente articoli che spiegavano come ottenere la massima efficacia con il minimo di forza muscolare. Come, grazie alla velocità, al posizionamento, alla postura, alla tecnicità, e anche ad una potenza muscolare che, pur non essendo la cosa più importante, doveva essere presente e soprattutto ben direzionata, si arrivava a risultati che potevano essere sorprendenti. Nel Karate, nel Kung-fu, nel Jiu-jitsu o in qualsiasi altra arte marziale, gli esempi non mancavano. In altri articoli si menzionavano meditazioni orientali di ogni sorta, in grado di far acquisire abilità incredibili a chi le praticava. Sebbene molto spesso grossolanamente esagerato, il fondo di verità delle tecniche, delle posture o delle meditazioni è oggi riconosciuto, analizzato e teorizzato dai ricercatori di matematica, scienze umane o scienze cognitive. Questo riconoscimento, anche se ha l’interesse di rendere giustizia a queste pratiche, resta puramente intellettuale. Invece di portare ad una concreta ricerca fisica e permettere a tutti di beneficiarne, provoca un affaticamento, o un surriscaldamento mentale, che rischia di rendere inutili gli sforzi che alcuni praticanti fanno per intraprendere un percorso leggermente diverso con l’aiuto di insegnanti competenti e informati. È attraverso l’esperienza nella pratica, che si scopre ciò che nessun testo avrebbe potuto apportarci. I testi antichi, o anche talvolta più recenti, hanno un valore innegabile e spesso ci sono serviti da guida o sono stati a posteriori i rivelatori delle nostre scoperte. La loro capacità di esprimere a parole, di esplicitare ciò che abbiamo provato, di rivelare un’esperienza che ci “parla”, può dimostrarsi un aiuto prezioso. Cosa avrei fatto se non fossi stato guidato dai libri e dalle calligrafie, delle sorte di Koan, del mio maestro Itsuo Tsuda.

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Fare « UNO » con la massima semplicità.

Privilegiare la qualità rispetto alla quantità

Viviamo in un mondo in cui l’accumulo di beni, merci, conoscenze e sicurezze è la regola. Ci viene proposto un « essere umano potenziato », come nel progetto transumanista, grazie all’Intelligenza Artificiale (detta I.A.). È perché oggi l’essere umano non trova più il suo posto perché i valori sono cambiati? O perché deluso dal suo ambiente, sia di prossimità che globale, non ha più gusto per nient’altro che per il superficiale e perde sia il senso, sia l’interesse per ciò che è lento e profondo. Già alla fine del secolo scorso, negli anni ’80, il direttore d’orchestra Sergiu Celibidache, durante un corso di direzione d’orchestra a Parigi a cui ebbi la fortuna di assistere, si lamentava del fatto che non esistevano più grandi movimenti sinfonici scritti in un tempo « largo »: «Tutto si è accelerato», diceva. L’Aikido ha saputo conservare dal passato, valori di umanità, di rispetto per l’altro, di sensibilità, che ne fanno uno strumento di qualità per ritrovare ciò che rende l’uomo un essere sensibile e non un robot. Per quanto perfezionato sia, questo « umano potenziato » sarà nel migliore dei casi solo una pallida imitazione, un surrogato di ciò che ciascuno di noi può essere e soprattutto di ciò che può diventare.

La ribellione non è negazione

La ribellione è un atto di salute del nostro organismo fisico come della nostra mente. Soprattutto non va trascurata la sua salutare importanza. Se pratichiamo un’arte come la nostra non è affatto un caso. Se abbiamo percepito l’intelligenza di questa « disciplina » è perché qualcosa in noi era pronto, e questo anche se non lo sapevamo, cioè anche se non ne eravamo consapevoli. Se ci fidiamo delle reazioni del corpo fisico invece di averne paura, possiamo ricominciare a capire la logica delle sue reazioni. Anche qui non si tratta di credenza popolare, di tornare indietro, di oscurantismo. Si tratta di un’altra conoscenza, allo stesso tempo nota a tutti, e non riconosciuta nella sua pienezza perché perturbante.
Quando c’è un’infezione, un malessere, o qualsiasi altra disfunzione che ovviamente ci infastidisce, il corpo si ribella spontaneamente, cerca in tutti i modi di risolvere il problema, di ritrovare l’equilibrio perduto. Aumenta la temperatura, si avvale delle proprie armi di riserva come anticorpi di ogni tipo, così come dei suoi amici, con i quali è in simbiosi, batteri che producono antibiotici, virus macrofagi, ecc. Questa sana rivolta può rivelarsi a volte violenta e rapida, ma in realtà il più delle volte inizia molto dolcemente, lentamente, all’inizio potremmo anche non accorgercene. Altre volte si risolve prima di diventare consapevoli di questa risposta, anche in questo caso tutto dipende dallo stato del corpo e nonostante tutto può essere necessario sostenere la natura che opera in noi. Ognuno si assume le proprie responsabilità. Se abbiamo saputo conservare il nostro organismo lasciandolo lavorare quando abbiamo avuto piccoli disturbi senza costringerlo, lasciandolo libero nelle sue manifestazioni, ci vorrà poco per dargli una mano, a volte basterà un po’ di riposo, o un aiuto occasionale da persone competenti. È a monte che bisogna considerare ciò che accade nel nostro corpo, e una sana riflessione sulla vita, il suo movimento e la sua natura non può che fare del bene.

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O sensei. Norito, invocazione degli dei. Foto pubblicata in La via della spoliazione, Itsuo Tsuda.

Seguire le tracce

Ciò che è appassionante nell’Aikido è ritrovare le tracce lasciate dai nostri antichi maestri, vedere come ciascuno di loro si è appropriato di quest’arte per creare, per realizzare la propria vita. Inutile copiarli, meglio imparare, dalla loro postura, dai loro scritti. Trovare dei compagni per una pratica sana, dove il nostro intuito si risveglia, dove il nostro corpo ridiventa come nell’infanzia, flessibile, agile, intrepido, e dove troviamo ciò che esso non avrebbe mai dovuto perdere, una certa audacia. L’Aikido non è un trampolino su cui ci si sfinisce saltando, perfezionando costantemente la tecnica, ma ricadendo sempre nello stesso punto per gravità. È una via formidabile in cui le difficoltà sono bilanciate dalla natura stessa del percorso, dalle nostre capacità del momento, dalla nostra perseveranza e dalla nostra sincerità. Sono porte che si aprono, portandoci ad una coscienza più fine e talvolta anche ad uno stato di giubilo quando le sensazioni che ci attraversano sono « UNO » con la nostra prestazione fisica priva di ogni pretesa ma vicina alla massima semplicità. È perché ho visto il piacere e la facilità nella pratica che avevano alcuni insegnanti, e i risultati della ricerca come la semplicità che manifestavano molti maestri che ho conosciuto, che è cresciuto in me il desiderio di raggiungere il loro livello, o almeno avvicinarmi ad esso in questa vita. I vecchi maestri, ciascuno con il proprio metodo, ci hanno guidato verso ciò che siamo nel profondo di noi stessi. Ma il lavoro che deve essere fatto, sta a ciascuno di noi compierlo, fisico o filosofico che sia. Tutto dipende sempre da noi, anche se siamo stati ingannati da falsi profeti o ciarlatani boriosi pronti a tutto per le briciole di potere che riescono ad ottenere dai loro inganni. Se si osservano le conquiste che i nostri predecessori su questa via hanno lasciato, se si sa usare il loro insegnamento, se li si sa riconoscere senza farne degli idoli o dei santi, ci si renderà conto che il cammino, anche se arduo e oscuro, non è così difficile. Per scoprirlo non basta una vita, ma la vita basta a se stessa finché la si vive pienamente.

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Articolo di Régis Soavi pubblicato in Self e Dragon Speciale n° 10 nel mese di luglio del 2022.